Infrastrutture

FAQ. Domande e risposte frequenti

Che idee avete per le infrastrutture?

Le opere pubbliche, grandi e piccole che siano, dovrebbero essere applicate dallo sato per immetterre denaro nella società a beneficio di tutti, con l'occupazione come scopo primario e vantaggi sui servizi e sviluppo relativo.

RESTITUIRE AGLI ITALIANI CIO CHE E LORO
A fare la fortuna dell’Italia nel secondo dopoguerra fu il connubio della piccola e media impresa con le banche pubbliche, la grande industria di Stato e la pubblica amministrazione (istruzione, trasporti, sanità ecc.). Negli ultimi decenni tutte queste realtà faticosamente costruite con soldi pubblici – cioè con la ricchezza di tutti – sono state progressivamente privatizzate.

Persino dei monopoli naturali come la rete autostradale e le reti energetiche sono stati smembrati e consegnati nelle mani
di spregiudicati “prenditori”, che ne hanno ricavato rendite e profitti a scapito della qualità e dei costi dei servizi, dunque a scapito di tutta la collettività. È ora di restituire al popolo ciò che è suo, riportando questi settori sotto il controllo pubblico.

Dove trovi i soldi per infrastrutture?

ITALEXIT intende proporre un piano strategico di rilancio economico del Paese basato sui seguenti punti:

1. Eliminare dalla Costituzione il pareggio in bilancio, lo Stato non è un’azienda non è una famiglia;

2. Statalizzare e riportare sotto il controllo del Ministero del tesoro la Banca d’Italia;

3. Creazione di una Banca Pubblica;

4. Strade, autostrade, comunicazioni, acqua, energia e tutti gli altri asset strategici per il Paese devono tornare sotto il controllo dello Stato;

5. Ritorno alla sovranità politica, democratica ed economico-monetaria della Repubblica italiana. Per fare questo occorre uscire dai trattati europei e riprendere la sovranità anche monetaria. Chi vagheggia di unioni di popoli e di Stati, dovrebbe dire che queste saranno possibili solo dopo aver smantellato questo obbrobrio istituzionale, tecnocratico e autoritario, che si chiama UE. Questo scopo potrà essere raggiunto quando il partito diventerà partito di maggioranza. Nel frattempo, si possono condurre battaglie importanti allo stato attuale delle cose, per migliorare sensibilmente la vita dei cittadini, lavoratori subalterni, autonomi, piccole e medie imprese;

6. Ritorno alla spesa pubblica responsabile e sociale: ospedali e sanità efficienti, scuole organizzate e funzionali in ogni parte d’Italia, difesa dell’acqua pubblica e modernizzazione delle reti idriche, sviluppo delle infrastrutture e collegamenti in linea con lo sviluppo e crescita economica del paese;

7. Sostegno alla domanda interna: la ripresa economica del tessuto imprenditoriale domestico è legato alla domanda aggregata, cioè la capacità di spesa dei cittadini italiani. Manovre economiche dal lato dell’offerta non sono sufficienti a far risollevare il settore: negozi, artigiani, ristoratori hanno bisogno di clienti che comprano senza eccessive preoccupazioni, quindi non a livello di mera sussistenza! Attendere che sia il turismo a risolvere questo problema è irresponsabile, il turismo non dipende da noi, e non è sempre un turismo “ricco”. Contare su una solida base di domanda domestica è molto più ragionevole. Servono misure sistemiche adeguate.

8. Possibilità di introdurre monete fiscali, come ad esempio il modello super bonus, che va difeso e rilanciato con modalità strategica e quindi pluriennale;

9. Sviluppare la ricerca nei campi medico/scientifico, aerospaziale e nuove tecnologie attraverso progressivi investimenti. Con questa proposta si intende rilanciare i settori strategici per l’economia italiana e riportare nel nostro Paese quei cittadini esiliati all’estero e depositari di competenze, oggi utilizzate da altri Paesi;

10. Difesa del Made in Italy, attraverso una politica estera attiva: il nostro Paese deve dialogare con tutti i Paesi e stringere accordi finalizzati a tutelare, difendere ed espandere il Made in Italy nel mondo;

11. Fisco: con l’uscita dell’Italia dall’eurozona, applicheremo le aliquote fiscali in uso oggi in Irlanda, Lussemburgo e altri paradisi fiscali riconosciuti dall’Unione Europea

12. Rilancio della nostra leadership nell’area del Mediterraneo, attraverso un posizionamento neutro e terzo;

13. Mettere in discussione la partecipazione alla Nato, all’OMS e altre organizzazioni ormai del tutto opsolete.

Come implementare strade e ferrovie locali?

ITALEXIT intende proporre un piano strategico di rilancio economico del Paese basato sui seguenti punti:

1. Eliminare dalla Costituzione il pareggio in bilancio, lo Stato non è un’azienda non è una famiglia;

2. Statalizzare e riportare sotto il controllo del Ministero del tesoro la Banca d’Italia;

3. Creazione di una Banca Pubblica;

4. Strade, autostrade, comunicazioni, acqua, energia e tutti gli altri asset strategici per il Paese devono tornare sotto il controllo dello Stato;

5. Ritorno alla sovranità politica, democratica ed economico-monetaria della Repubblica italiana. Per fare questo occorre uscire dai trattati europei e riprendere la sovranità anche monetaria. Chi vagheggia di unioni di popoli e di Stati, dovrebbe dire che queste saranno possibili solo dopo aver smantellato questo obbrobrio istituzionale, tecnocratico e autoritario, che si chiama UE. Questo scopo potrà essere raggiunto quando il partito diventerà partito di maggioranza. Nel frattempo, si possono condurre battaglie importanti allo stato attuale delle cose, per migliorare sensibilmente la vita dei cittadini, lavoratori subalterni, autonomi, piccole e medie imprese;

6. Ritorno alla spesa pubblica responsabile e sociale: ospedali e sanità efficienti, scuole organizzate e funzionali in ogni parte d’Italia, difesa dell’acqua pubblica e modernizzazione delle reti idriche, sviluppo delle infrastrutture e collegamenti in linea con lo sviluppo e crescita economica del paese;

7. Sostegno alla domanda interna: la ripresa economica del tessuto imprenditoriale domestico è legato alla domanda aggregata, cioè la capacità di spesa dei cittadini italiani. Manovre economiche dal lato dell’offerta non sono sufficienti a far risollevare il settore: negozi, artigiani, ristoratori hanno bisogno di clienti che comprano senza eccessive preoccupazioni, quindi non a livello di mera sussistenza! Attendere che sia il turismo a risolvere questo problema è irresponsabile, il turismo non dipende da noi, e non è sempre un turismo “ricco”. Contare su una solida base di domanda domestica è molto più ragionevole. Servono misure sistemiche adeguate.

8. Possibilità di introdurre monete fiscali, come ad esempio il modello super bonus, che va difeso e rilanciato con modalità strategica e quindi pluriennale;

9. Sviluppare la ricerca nei campi medico/scientifico, aerospaziale e nuove tecnologie attraverso progressivi investimenti. Con questa proposta si intende rilanciare i settori strategici per l’economia italiana e riportare nel nostro Paese quei cittadini esiliati all’estero e depositari di competenze, oggi utilizzate da altri Paesi;

10. Difesa del Made in Italy, attraverso una politica estera attiva: il nostro Paese deve dialogare con tutti i Paesi e stringere accordi finalizzati a tutelare, difendere ed espandere il Made in Italy nel mondo;

11. Fisco: con l’uscita dell’Italia dall’eurozona, applicheremo le aliquote fiscali in uso oggi in Irlanda, Lussemburgo e altri paradisi fiscali riconosciuti dall’Unione Europea

12. Rilancio della nostra leadership nell’area del Mediterraneo, attraverso un posizionamento neutro e terzo;

13. Mettere in discussione la partecipazione alla Nato, all’OMS e altre organizzazioni ormai del tutto opsolete.

Per le grandi opere pubbliche?

ITALEXIT intende proporre un piano strategico di rilancio economico del Paese basato sui seguenti punti:

1. Eliminare dalla Costituzione il pareggio in bilancio, lo Stato non è un’azienda non è una famiglia;

2. Statalizzare e riportare sotto il controllo del Ministero del tesoro la Banca d’Italia;

3. Creazione di una Banca Pubblica;

4. Strade, autostrade, comunicazioni, acqua, energia e tutti gli altri asset strategici per il Paese devono tornare sotto il controllo dello Stato;

5. Ritorno alla sovranità politica, democratica ed economico-monetaria della Repubblica italiana. Per fare questo occorre uscire dai trattati europei e riprendere la sovranità anche monetaria. Chi vagheggia di unioni di popoli e di Stati, dovrebbe dire che queste saranno possibili solo dopo aver smantellato questo obbrobrio istituzionale, tecnocratico e autoritario, che si chiama UE. Questo scopo potrà essere raggiunto quando il partito diventerà partito di maggioranza. Nel frattempo, si possono condurre battaglie importanti allo stato attuale delle cose, per migliorare sensibilmente la vita dei cittadini, lavoratori subalterni, autonomi, piccole e medie imprese;

6. Ritorno alla spesa pubblica responsabile e sociale: ospedali e sanità efficienti, scuole organizzate e funzionali in ogni parte d’Italia, difesa dell’acqua pubblica e modernizzazione delle reti idriche, sviluppo delle infrastrutture e collegamenti in linea con lo sviluppo e crescita economica del paese;

7. Sostegno alla domanda interna: la ripresa economica del tessuto imprenditoriale domestico è legato alla domanda aggregata, cioè la capacità di spesa dei cittadini italiani. Manovre economiche dal lato dell’offerta non sono sufficienti a far risollevare il settore: negozi, artigiani, ristoratori hanno bisogno di clienti che comprano senza eccessive preoccupazioni, quindi non a livello di mera sussistenza! Attendere che sia il turismo a risolvere questo problema è irresponsabile, il turismo non dipende da noi, e non è sempre un turismo “ricco”. Contare su una solida base di domanda domestica è molto più ragionevole. Servono misure sistemiche adeguate.

8. Possibilità di introdurre monete fiscali, come ad esempio il modello super bonus, che va difeso e rilanciato con modalità strategica e quindi pluriennale;

9. Sviluppare la ricerca nei campi medico/scientifico, aerospaziale e nuove tecnologie attraverso progressivi investimenti. Con questa proposta si intende rilanciare i settori strategici per l’economia italiana e riportare nel nostro Paese quei cittadini esiliati all’estero e depositari di competenze, oggi utilizzate da altri Paesi;

10. Difesa del Made in Italy, attraverso una politica estera attiva: il nostro Paese deve dialogare con tutti i Paesi e stringere accordi finalizzati a tutelare, difendere ed espandere il Made in Italy nel mondo;

11. Fisco: con l’uscita dell’Italia dall’eurozona, applicheremo le aliquote fiscali in uso oggi in Irlanda, Lussemburgo e altri paradisi fiscali riconosciuti dall’Unione Europea

12. Rilancio della nostra leadership nell’area del Mediterraneo, attraverso un posizionamento neutro e terzo;

13. Mettere in discussione la partecipazione alla Nato, all’OMS e altre organizzazioni ormai del tutto opsolete.

RESTITUIRE AGLI ITALIANI CIO CHE E LORO
A fare la fortuna dell’Italia nel secondo dopoguerra fu il connubio della piccola e media impresa con le banche pubbliche, la grande industria di Stato e la pubblica amministrazione (istruzione, trasporti, sanità ecc.). Negli ultimi decenni tutte queste realtà faticosamente costruite con soldi pubblici – cioè con la ricchezza di tutti – sono state progressivamente privatizzate.

Persino dei monopoli naturali come la rete autostradale e le reti energetiche sono stati smembrati e consegnati nelle mani
di spregiudicati “prenditori”, che ne hanno ricavato rendite e profitti a scapito della qualità e dei costi dei servizi, dunque a scapito di tutta la collettività. È ora di restituire al popolo ciò che è suo, riportando questi settori sotto il controllo pubblico.


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