Transizione ecologica

FAQ. Domande e risposte frequenti

Che idee avete sull'ambiente?

DIFESA DELL’AMBIENTE E AUTONOMIA ENERGETICA: una questione interconnessa con le nostre vite La premessa fondamentale è che non esiste ambientalismo senza sovranismo, inteso come pieno recupero della sovranità nazionale. Non è possibile mettere in atto alcuna politica seria in ambito ambientale, così come in ambito energetico, agroalimentare eccetera senza poter disporre di tutto l’arsenale legislativo proprio di uno Stato sovrano.

Se uno Stato membro dell'UE volesse chiudere tutte le proprie centrali a carbone, ma avesse la necessità di proteggersi dalla corrente a più basso costo prodotta con il carbone in altre nazioni, e volesse usare la leva fiscale per compensare questo squilibrio, non potrebbe. L'Italia non ha la possibilità di proteggere aziende o attività che ritenga strategiche per l'interesse nazionale. Senza sovranità, i margini di manovra siano limitati.

La questione ambientale è totalmente interconnessa con ogni aspetto della nostra vita e necessita di una sezione dedicata, nella quale saranno inserite le connessioni con tutti gli altri ambiti del programma. Le tematiche ambientali rientrano ad esempio nell'ambito agroalimentare (tecniche e lavorazioni del terreno, uso della chimica, fertilizzazione e concimazione, necessità idriche); della mobilità (emissioni legate alla costruzione, all'esercizio e allo smaltimento dei veicoli); dell'industria (emissioni legate ai cicli industriali); della salute (insorgenza di patologie correlate alle emissioni nelle matrici ambientali acqua, suolo, aria); dell'economia (costi correlati all'incremento di patologie).

E' altrettanto importante istituire un principio di tutela delle risorse naturali, poiché le connessioni tra una compromissione ambientale e il danno diretto alla salute umana possono evidenziarsi a distanza di anni o decenni, sia perché può passare un lungo lasso di tempo prima che si trovi connessione tra l'esposizione a determinate sostanze e l'insorgenza di patologie, sia perché l'ecosistema terrestre reagisce lentamente alle forzanti antropiche eventualmente introdotte, così come il ritorno allo stato precedente avviene in modo altrettanto lento. Allo stesso modo occorre innalzare il livello di tutela riducendo progressivamente i limiti emissivi assentiti per gli impianti industriali, stimolando in tal modo la ricerca di processi più sostenibili e sistemi di trattamento più efficace delle emissioni.

Risulta quindi necessario fissare una serie di principi generali da cui far discendere livelli essenziali di benessere ambientale. In questo senso, è fondamentale la gestione del settore energetico, al quale abbiamo dedicato una ampia sezione del nostro programma.

ITALEXIT si impegna a definire un piano strategico relativo alla componente energetica che parta dalle competenze e dalle risorse di dui il Paese dispone, al fine di rendersi il meno possibile vincolato a forniture esterne.

ITALEXIT si impegna a definire un piano strategico relativo ad eventuali opere strategiche nel rispetto dell’ambiente e dello sviluppo economica individuato per ciascuna area territoriale. Non vogliamo altri Mose o TAV.

Termovalizzatore si no?

UN APPROCCIO RADICALE ALLA CRISI AMBIENTALE
La crisi ambientale che stiamo affrontando a livello planetario è una delle conseguenze più disastrose della globalizzazione sfrenata. Per uscirne occorre adottare nuovi paradigmi che scalzino il dogma economicista e riportino al centro il benessere collettivo, prestando particolare attenzione alla salvaguardia di tutto il patrimonio naturale, da quello paesaggistico a quello boschivo, in modo da poterlo tramandare alle future generazioni.

Coniugare le esigenze ecologiste a tutela dell’ambiente con quelle sociali a tutela del lavoro è una sfida complessa che può essere affrontata soltanto da uno Stato che disponga della sovranità monetaria. Serve quindi sviluppare una visione strategica lungimirante e pianificare una politica industriale che porti alla costruzione di un innovativo tessuto produttivo che sia realmente ecosostenibile.

Mentre oggi il costo dell’improrogabile transizione ecologica viene regolarmente scaricato sulle spalle delle fasce più fragili della popolazione, occorre acquisire la consapevolezza che questo rinnovamento in chiave verde può rappresentare, anche attraverso un vero e proprio piano del lavoro ambientale, il volano per rilanciare uno sviluppo finalmente sostenibile che traini la crescita e migliori davvero le condizioni di vita di tutti i cittadini.

Rigassificatore si no?
UN APPROCCIO RADICALE ALLA CRISI AMBIENTALE

La crisi ambientale che stiamo affrontando a livello planetario è una delle conseguenze più disastrose della globalizzazione sfrenata. Per uscirne occorre adottare nuovi paradigmi che scalzino il dogma economicista e riportino al centro il benessere collettivo, prestando particolare attenzione alla salvaguardia di tutto il patrimonio naturale, da quello paesaggistico a quello boschivo, in modo da poterlo tramandare alle future generazioni.

Coniugare le esigenze ecologiste a tutela dell’ambiente con quelle sociali a tutela del lavoro è una sfida complessa che può essere affrontata soltanto da uno Stato che disponga della sovranità monetaria. Serve quindi sviluppare una visione strategica lungimirante e pianificare una politica industriale che porti alla costruzione di un innovativo tessuto produttivo che sia realmente ecosostenibile.

Mentre oggi il costo dell’improrogabile transizione ecologica viene regolarmente scaricato sulle spalle delle fasce più fragili della popolazione, occorre acquisire la consapevolezza che questo rinnovamento in chiave verde può rappresentare, anche attraverso un vero e proprio piano del lavoro ambientale, il volano per rilanciare uno sviluppo finalmente sostenibile che traini la crescita e migliori davvero le condizioni di vita di tutti i cittadini.

Fonti energetiche alternative?

UN APPROCCIO RADICALE ALLA CRISI AMBIENTALE
La crisi ambientale che stiamo affrontando a livello planetario è una delle conseguenze più disastrose della globalizzazione sfrenata. Per uscirne occorre adottare nuovi paradigmi che scalzino il dogma economicista e riportino al centro il benessere collettivo, prestando particolare attenzione alla salvaguardia di tutto il patrimonio naturale, da quello paesaggistico a quello boschivo, in modo da poterlo tramandare alle future generazioni.

Coniugare le esigenze ecologiste a tutela dell’ambiente con quelle sociali a tutela del lavoro è una sfida complessa che può essere affrontata soltanto da uno Stato che disponga della sovranità monetaria. Serve quindi sviluppare una visione strategica lungimirante e pianificare una politica industriale che porti alla costruzione di un innovativo tessuto produttivo che sia realmente ecosostenibile.

Mentre oggi il costo dell’improrogabile transizione ecologica viene regolarmente scaricato sulle spalle delle fasce più fragili della popolazione, occorre acquisire la consapevolezza che questo rinnovamento in chiave verde può rappresentare, anche attraverso un vero e proprio piano del lavoro ambientale, il volano per rilanciare uno sviluppo finalmente sostenibile che traini la crescita e migliori davvero le condizioni di vita di tutti i cittadini.


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